“…Perchè non si muore tutte le mattine.
buttarsi sempre, non seguire la voce. stordirsi.
curarsi di quello che non c’entra, affardellarsi il groppone, divorarsi, affezionarsi ai mali.
non impadronirsi di niente. diventare meno ubbidienti e meno vigliacchi, perdere la poesia e le mutande,
perdere ogni cosa di dosso, non conservare niente,
e farsi attaccare tutto.
Curarsi invece l’anima, metterne un po’ dentro,
un po’ da parte.
come se non si dovesse per forza morire stanotte,
come se ce ne fosse anche per domani, e dopodomani,
perchè è vero, si muore tutte le mattine,
e un poco di più ogni volta
e anche per tutte le altre volte.”
V. Capossela
Il pretesto alla fine era solo quello di scrivere qualche riga sul libro, l’unico di cui avrei voglia di parlare.
il caso vuole che “la cosa” si presti davvero poco ad essere commentata. e probabilmente ancor meno ad essere letta, sempre che non siate in periodo di sfide forti.
Per arrivare a goder di una lettura in discesa ci vuole ostinazione, serve oltrepassare qualche valico in alta quota.
probabilmente servirà anche una spintina ogni tanto, vedete un po’ voi come farvela dare. ma una volta rotto il fiato, preso l’andamento, la poetica del libro ripagherà di ogni sforzo. oppure vi lascierà a terra tramortiti e sfiancati.
purtroppo l’effetto, un po’ come la reazione ad una sbronza inaspettata, varia significativamente da persona a persona, e di momento in momento.